A bilanciare il design pulito troviamo la tastiera, sviluppata da SteelSeries e caratterizzata da una retroilluminazione personalizzabile. Attraverso il software KLM, keyboard light management, è possibile scegliere oltre 1.000 differenti combinazioni di colori e sino a 5 modalità scenario della tastiera. I tasti sono di tipo silver lining print: integrano un profilo di argento che permette di meglio individuarli durante l’uso in assenza di illuminazione ambientale.Particolare del software di configurazione della tastiera Steelseries, dal quale poter impostare la retroilluminazione della tastiera. La larghezza del notebook ha permesso di installare una tastiera di tipo esteso, caratterizzata da una buona spaziatura dei tasti e da una risposta più che valida. I tasti appaiono essere dotati di un certo contrasto, caratteristica che rende la digitazione gradevole pur senza incidere in misura eccessiva in termini di rumorosità durante l’uso.
Sui due lati sono disposti tutti i connettori accessori e per le periferiche: 2 porte USB, 1 porta Type-C, connettore ethernet, porte HDMI e mini Display Port per schermi secondari e i due mini-jack per cuffie e microfono. Notiamo lo spessore complessivamente molto contenuto, pari a 20,05 millimetri come dichiarato da MSI: questo risultato è stato reso possibile dall’utilizzo di un processore Intel della famiglia Skylake, così come comunicato dalla stessa Intel al momento della presentazione di queste nuove architetture che ha assicurato come sia possibile abbinare una CPU Skylake con architettura quad core ad uno chassis mobile con spessore di 20 millimetri.
MSI propone di default uno schermo da 15,6 pollici con risoluzione Full HD di 1.920×1.080 pixel ma offre quale opzione un pannello di identica diagonale e risoluzione quadruplicata sino a 3.840×2.160 pixel come nel caso del sample utilizzato in questa recensione. La differenza tra le due versioni, a parità di altri componenti, è di circa 200,00€. La cornice dello schermo ha dimensioni importanti: in termini di design non è la soluzione migliore ma si tratta di un compromesso tra la diagonale dello schermo utilizzato e le dimensioni complessive dello chassis.
Era il mese di marzo 2013 quando HTC, forte di un passato da leader nel settore degli smartphone, annunciava One M7. Con una bellissima scocca in alluminio unibody, i taiwanesi erano sostanzialmente gli unici a proporre un’alternativa solida agli iPhone sul piano del puro design. Dopo un anno HTC ci riprovava con One M8, con un design simile ma ancora più affinato e lo stesso sistema audio in stereofonia con due altoparlanti da oltre 2W RMS. Sul piano tecnico così come su quello delle scelte stilistiche HTC offriva il meglio disponibile su piazza per quanto riguarda la piattaforma del robottino verde.
I due smartphone non erano però esenti da difetti. La società ha cercato di puntare molto sulla concretezza: il software aveva un’interfaccia raffinata e senza molti fronzoli, la fotocamera posteriore un sensore da 4 miseri megapixel. In un settore in cui le sfide si affrontano spesso a suon di numeri HTC si è ritrovata a competere con dispositivi concorrenti con fotocamere sulla carta ben più definite. Bisogna ammettere che la scelta del sensore Ultrapixel è stata un po’ troppo forzata: va bene privilegiare la luminosità sul dettaglio dello scatto, tuttavia l’approccio di HTC è stato in quel caso troppo estremo per essere capito e supportato dal pubblico di massa.
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I taiwanesi correvano così ai ripari con HTC One M9, un dispositivo sulla carta ineccepibile: design ancora una volta sobrio, cura nei dettagli ai massimi livelli, fotocamera finalmente da 20 megapixel. Anche in questo caso ci trovavamo di fronte ad un sensore non all’altezza della concorrenza diretta, ma il vero punto debole del top di gamma taiwanese proveniva dalla sfortunata piattaforma hardware. HTC One M9 integra lo Snapdragon 810 di Qualcomm, un octa-core in configurazione big.LITTLE difficile da domare. Per farlo la società ha dovuto interagire lato software, impedendo surriscaldamenti eccessivi ma compromettendo il livello prestazionale del dispositivo.
Negli ultimi anni HTC si è trovata ad affrontare una spiacevole situazione finanziaria, con risultati poco entusiasmanti reiterati di trimestre in trimestre nel corso del tempo. Il tutto mentre lanciava sul mercato alcuni fra i migliori dispositivi di fascia alta in assoluto, mettendo erroneamente in secondo piano il segmento più basso, ma non meno importante, del mercato.HTC One M9+ è se vogliamo una versione rivista e corretta di One M9, in grado di migliorare il fratello minore su moltissimi degli aspetti più sensibili. Cambia soprattutto il processore: lo Snapdragon 810 fa spazio ad un più potente MediaTek MT6795T, noto anche come Helio X10, capace di sfruttare tutti gli otto core integrati contemporaneamente. Il processore cinese integra infatti otto unità di calcolo Cortex-A53 da 2,16GHz con pieno supporto ai 64-bit. Il processore viene supportato da un quantitativo di 3 gigabyte di memoria di sistema e una GPU PowerVR serie Rogue modello G6200. Ma le novità non terminano qui.
La variante Plus integra un display leggermente più grande e sensibilmente più definito. La matrice è ancora a cristalli liquidi con tecnologia in-plane-switching, ma la diagonale diventa da 5,2 pollici e la risoluzione nativa pari a 2560×1440 pixel. HTC One M9+ riesce a riprodurre circa 570 pixel per ogni pollice quadrato, ed è sostanzialmente impossibile distinguere il singolo pixel anche alla distanza minima immaginabile. Una caratteristica se vogliamo poco evidente nell’ambito dell’utilizzo quotidiano, ma che comunque One M9+ condivide con parecchi dispositivi della stessa fascia di prezzo.
Sul nuovo modello HTC ha inserito anche un lettore di impronte digitali all’interno di un tasto Home capacitivo. Abbiamo utilizzato spesso la funzionalità durante le nostre prove verificando una velocità di funzionamento parecchio elevata ed una precisione nel riconoscimento dell’impronta affidabile a patto di posizionare il dito in maniera appropriata. HTC ha introdotto anche una fotocamera aggiuntiva nel modulo principale, sempre da 20 megapixel con apertura di diaframma f/2.2 per l’obiettivo, in modo da inserire in post-produzione effetti particolari negli scatti (come il bokeh, ma non solo).
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Per il resto HTC One M9+ conferma le specifiche del suo fratellino minore: il design è particolarmente simile, vengono mantenuti gli ottimi altoparlanti stereo BoomSound rivolti verso la parte frontale del dispositivo, e i 32GB di storage integrato sono espandibili attraverso un comodo slot micro-SD. La circuiteria di alimentazione prevista dalla piattaforma MediaTek purtroppo non supporta le tecnologie di ricarica rapida tanto in voga nell’ultima generazione di smartphone, ed è pertanto richiesto un periodo di tempo sensibilmente più lungo per ricaricare l’unità integrata e non rimovibile.
HTC One M9+ ha il compito di migliorare i piccoli difetti del modello tradizionale svelato al Mobile World Congress 2015, e correggere quelle problematiche che hanno contribuito al non proprio esemplare successo del suo predecessore. Ma ha senso passare al nuovo modello per chi ha acquistato One M9? E le sue novità sono davvero così importanti da poter considerare obsoleto il modello immediatamente inferiore in gamma?Molti fotografi e addetti ai lavori sono concordi nel credere che il futuro della fotografia non appartenga alle reflex, ma alle mirrorless. Tutt’oggi, però, per vari motivi, la fotografia professionale è saldamente nelle mani delle reflex, in particolare Canon e Nikon – nessuno dei quali sta ovviamente premendo sull’acceleratore per sviluppare un sistema senza specchio di livello pro. A ostacolare l’adozione delle mirrorless attuali come corpi professionali rimangono alcuni limiti oggettivi, specifici di ciascun sistema, nonché un pregiudizio di fondo che relega strumenti nella cerchia delle fotocamere amatoriali.
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