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HP 462890-761 Battery

Non poteva poi mancare un phablet ed è quindi per questo motivo che all’inizio dell’autunno HTC ha tolto i veli dal tanto vociferato One Max che, come indicato dal nome, offre dimensioni particolarmente generose sia per quanto riguarda il corpo della soluzione che per quanto rigurda il display.È proprio HTC One Max l’oggetto della recensione odierna, nella quale analizzeremo gli aspetti tecnici, e non solo, del terminale. Qui di seguito riportiamo una tabella nella quale abbiamo inserito le principali voci della scheda tecnica della soluzione HTC. Come possiamo vedere HTC One Max è dotato della piattaforma Qualcomm Snapdragon 600, la stessa montata dal predecessore One che era però dotato di un display di dimensioni decisamente inferiori, parliamo infatti di 4,7 pollici contro i 6 del nuovo One Max. Si tratta di una scheda tecnica in linea con quelli che sono gli standard delle attuali soluzioni top di gamma, non possiamo quindi che aspettarci delle prestazioni all’altezza.

Lo scorso mese di febbraio, in occasione di un evento appositamente organizzato in quel di Londra, a pochi giorni quindi dall’inizio del Mobile World Congress 2013, l’azienda taiwanese HTC ha ufficialmente annunciato quello che di è rivelato nei mesi successivi il riferimento per il rinnovamento della propria gamma smartphone. Stiamo parlando dell’ultimo terminale di punta della compagnia asiatica, ovvero HTC One che fin dal primo istante si è distinto in tutti i suoi aspetti tanto da essere ritenuto ancor oggi da molti il miglior smartphone Android, e non solo, tutt’ora sul mercato.Il successo di HTC One, nonostante l’indubbia qualità costruttiva e l’ottima scheda tecnica, è stato tuttavia meno importante di quanto ci si potesse immaginare. Le cause? Senza ombra di dubbio il motivo principale di questo scarso rendimento in termine di vendite e diffusione è dovuto al momento difficile che la stessa HTC sta attraversando. Non ci sono infatti dubbi sul fatto che, con una campagna marketing adeguata e un maggiore supporto dei media, HTC One sarebbe potuto diventare uno dei best-seller di questo 2013.

L’azienda taiwanese, sull’onda dei riconoscimenti ricevuti per le qualità del proprio top di gamma ha quindi pensato di allargare la famiglia One con una versione Mini dello stesso terminale. Giunta nel corso dell’estate la versione ristretta del top di gamma riprende il design e le forme del fratello maggiore abbinati però ad una scheda tecnica di minore rilevanza. Una soluzione che accontenta tutti coloro che hanno apprezzato le qualità di HTC One ma preferiscono smartphone più leggeri e meno ingombranti.Non poteva poi mancare un phablet ed è quindi per questo motivo che all’inizio dell’autunno HTC ha tolto i veli dal tanto vociferato One Max che, come indicato dal nome, offre dimensioni particolarmente generose sia per quanto riguarda il corpo della soluzione che per quanto rigurda il display.È proprio HTC One Max l’oggetto della recensione odierna, nella quale analizzeremo gli aspetti tecnici, e non solo, del terminale. Qui di seguito riportiamo una tabella nella quale abbiamo inserito le principali voci della scheda tecnica della soluzione HTC.

Come possiamo vedere HTC One Max è dotato della piattaforma Qualcomm Snapdragon 600, la stessa montata dal predecessore One che era però dotato di un display di dimensioni decisamente inferiori, parliamo infatti di 4,7 pollici contro i 6 del nuovo One Max. Si tratta di una scheda tecnica in linea con quelli che sono gli standard delle attuali soluzioni top di gamma, non possiamo quindi che aspettarci delle prestazioni all’altezza.L’idea da cui sono partiti i tecnici Nikon è chiara: studiare un prodotto in grado di convincere a passare al digitale tutti quelli che in questi anni sono rimasti ancorati alla pellicola, non solo per una questione di qualità/piacevolezza dell’immagine, ma perché hanno sempre considerato le fotocamere digitali troppo lontane dall’esperienza di scatto delle vecchie analogiche in metallo. È la strada che, con una differente declinazione e in modo molto azzeccato, ha intrapreso anche Fujifilm con la sua Serie X, caratterizzata da utilizzo di metallo, ghiere fisiche e richiami estetici al passato.

I cardini su cui si fonda Nikon Df sono quindi orientati ad attirare il pubblico rimasto ancorato alla fotografia analogica: non possono quindi mancare un corpo in metallo e tutta una serie di ghiere per regolare i tempi, la sensibilità, il modo di scatto, la compensazione dell’esposizione. Ghiere dotate di sistema di blocco, utilizzabili tramite l’azione combinata su un bottone o il sollevamento della ghiera stessa. Si tratta di un prodotto che punta in primis sull’emozione piuttosto che sulle mere specifiche tecniche: l’intento di Nikon è quello di regalare agli amanti dell’analogico le stesse sensazioni di scatto tipiche delle vecchie reflex a pellicola. Estetica e sensazioni non sono aspetti secondari per Nikon Df.

All’interno di questo corpo in lega di magnesio con ampie zone con finitura gommata a effetto cuoio, Nikon ha trapiantato alcune delle sue tecnologie collaudate, come il sensore FX CMOS full frame da 16,2 megapixel di Nikon D4, il sistema autofocus a 39 punti di messa a fuoco con 9 punti a croce, 7 dei quali utilizzabili anche con ottiche f/8, già visto sulle consumer Nikon D600/D610. Il sensore è in grado lavorare a sensibilità comprese tra 100 e 12800 ISO, ma riesce a spingersi in modalità boost fino al valore di 204.800 ISO, compensando senza problemi la mancanza di un flash integrato. Sempre parlando di flash i nostalgici gradiranno certamente il connettore PC Sync sul lato sinistro, oltre alla slitta flash sopra il pentaprisma.

Il passaggio di consegne dallo sviluppatore che ha ideato una serie a un team subentrante è stato storicamente critico nella storia dei videogiochi. Penso, ad esempio, a BioShock 2, che passava da Irrational Games a 2K Marin: un gioco, a parer mio, deludente, principalmente perché non riusciva ad essere innovativo come il predecessore e come lo è stato, poi, BioShock Infinite, tornato, appunto, nelle mani di Irrational e di Ken Levine. Batman Arkham Asylum è stato un punto di rottura quasi come BioShock, e Arkham City ha portato quelle meccaniche di gioco a un nuovo livello. Ma, adesso, Warner ha deciso di togliere il gioiello dalle mani di chi lo ha creato, Rocksteady Studios, per consegnarlo in quelle, molto meno sapienti, del suo team interno di Montreal.

Quando accadono fenomeni come questi le prime parole che ti vengono in mente sono manovra commerciale, e inizi a pensare così fin dall’annuncio. Effettivamente, dopo aver passato una settimana insieme a Batman Arkham Origins, hai delle conferme in tal senso, soprattutto perché hai la sensazione che ci sia un riciclo di asset imponente, con tanti elementi grafici e di gioco che vengono mutuati, senza modifiche sostanziali, dal gioco precedente.Ma procediamo con calma. Arkham Origins, come dice il nome stesso, è un prequel, che vede il giocatore impersonare un Batman giovane, che entra in contatto per la prima volta con alcuni nemici storici per l’universo ideato originariamente da Bob Kane. La parte di narrazione non ha perso per niente in qualità rispetto ai risultati raggiunti da Rocksteady: stavolta, abbiamo Maschera Nera come nemico numero uno. Ha messo, infatti, una taglia di 50 milioni di dollari su Batman, e questo ha attirato alcuni fra i più pericolosi assassini del mondo, che giungono a Gotham City proprio per catturare e uccidere Batman.

Maschera Nera gestisce la più grossa organizzazione criminale di Gotham City e annovera dei seguaci che indossano, appunto, delle maschere nere per mantenere celata la loro identità. Inoltre, non lesina a fare uso di tecniche di tortura per soddisfare i suoi appetiti sadici. La sua controparte è Roman Sionis, nome con il quale continua a portare avanti diverse imprese legittime, anche se molti credono che si tratti di un sistema per nascondere le sue operazioni illegali. Sionis, infatti, è stato accusato di appropriazione indebita di fondi comunali, di omicidi, di racket, di distribuzione di narcotici illegali e di altri reati, ma non è mai stato condannato formalmente. I testimoni ai suoi reati sono stati trovati molto spesso morti oppure sono scomparsi.

In tutto questo Batman si troverà come al solito da solo a fronteggiare una serie di minacce molto pericolose, anche perché Maschera Nera può vantare il supporto dei più pericolosi assassini in circolazione. Anche il GCPD è ostile a Batman, che ancora non ha stabilito il rapporto di amicizia con Jim Gordon che tutti conosciamo. La polizia, quindi, in Arkham Origins, diventa un nemico da affrontare per il giocatore, così come lo sono le gang legate ai vari criminali.Lenovo sferra l’attacco al mondo dei tablet consumer con un trittico di eventi di lancio dislocati in tre angoli del globo, ovvero Milano (EMEA), Pechino (Asia) e Los Angeles (America). Se il brand Lenovo non ha bisogno di presentazioni nella fascia di prodotti enterprise e business, giocandosi la leadership delle vendite mondiali con HP, nel settore consumer risulta molto più forte nell’area asiatica; nel vecchio continente ma anche negli USA invece non è certo il primo marchio che ci balza all’occhio guardando gli scaffali della grande distribuzione.

Pur presente con modelli molto apprezzati dal pubblico e dalla stampa specializzata, come ad esempio la serie Yoga, Lenovo non ha finora cercato un vero affondo al mondo consumer, posizionando i propri prodotti su una fascia di prezzo non certo entry-level. Ora però la musica cambia, andando ad attaccare direttamente il mondo consumer laddove il clima è rovente, ovvero nel settore dei tablet.Proprio ieri sera infatti Lenovo ha presentato Yoga Tablet 8 e Yoga Tablet 10 (il numero indica ovviamente la diagonale del pannello), che si ripropongono di offrire una valida alternativa alla concorrenza Android di pari misure, puntando su alcune caratteristiche peculiari e su costruzione e design molto curati.Risulta dunque molto significativo il lancio di prodotti di questo tipo, specie per un marchio come Lenovo: emerge chiara la volontà di entrare nel segmento consumer dei tablet Android con soluzioni in grado di innovare in un settore che vede prodotti sempre molto simili tra di loro. Ieri la redazione di Hardware Upgrade era presente a Milano, motivo per cui abbiamo potuto toccare con mano il tablet da 10, di cui proponiamo una gallery, un video e alcune impressioni d’uso, rimandando a un secondo momento la recensione completa.

Possiamo dire subito due cose, prima di passare ad una descrizione più approfondita: le ore di autonomia dichiarate per il modello da 10 sono ben 18, mentre non manca una tastiera ad incastro opzionale che permette di trasformare Yoga Tablet 10 in qualcosa che va oltre il semplice tablet.La coreana LG è da sempre una delle aziende di punta per quanto riguarda il settore della telefonia mobile che, in questi ultimi anni, è caratterizzato per la maggior parte dalla categoria degli smartphone. Il colosso orientale, da quando sono cominciati a vedersi i primi telefoni intelligenti, si è sempre fatto trovare pronto portando sul mercato alternative più o meno valide alle proposte degli altri produttori. Specialmente sulla fascia di prodotti di livello medio-basso, quella cioè che abbraccia tutte le soluzioni con un prezzo compreso tra i 100 e i 250/300 euro, LG ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista. Questo successo ha permesso alla compagnia di porre le basi per raggiungere, come accaduto negli ultimi trimestri, una posizione di rilievo nella classifica dei maggiori produttori di smartphone.http://www.batteria-portatile.com/lenovo.html

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