Apple non ha rilasciato troppe informazioni tecniche sull’hardware integrato, e tutto quello che conosciamo su Apple A9 lo dobbiamo soprattutto ai vari teardown eseguiti dalle firme note del settore, come ad esempio Chipworks e iFixit. Abbiamo così scoperto delle incongruenze sui due processori stampati da Samsung e TSMC, con quest’ultimo che sembra di dimensioni più elevate ma apparentemente più efficiente del primo. I dispositivi che abbiamo in prova hanno CPU differenti, ma non abbiamo verificato differenze rilevanti sul lato prestazionali: il nostro iPhone 6S ha una CPU Samsung, il modello 6S Plus invece l’alternativa prodotta a 16-nm da TSMC.
All’interno del SoC troviamo una nuova iterazione del coprocessore di movimento che trova sede nei dispositivi Apple da Apple A7 in poi, giunto nei nuovi smartphone alla versione M9. La nuova tecnologia non consente solamente il monitoraggio degli spostamenti dell’utente, come nelle versioni precedenti, ma per la prima volta è “always-on”. Grazie a questa caratteristica, iPhone 6S e iPhone 6S Plus possono restare in ascolto di eventuali comandi vocali, attivando Siri quando viene rilevata l’interazione dell’utente con la tipica hotword “Hey, Siri”. Una funzione utile per chi è legato all’assistente virtuale di Cupertino, ma che è già presente su altri dispositivi concorrenti ormai da tempo.
Il mercato smartphone è uno dei settori del mondo tecnologico in maggiore espansione. Non passa giornata in cui non si ricevano notizie relative a nuove soluzioni o ad aggiornamenti di vecchi prodotti e così via. Anche per noi addetti ai lavori è diventato un problema riuscire a districarsi tra la miriade di modelli differenti che ogni anno vengono lanciati sul mercato dalle aziende produttrici più attive in questo ambito. Se infatti i dispositivi di fascia alta restano ben impressi nella mente perché muovono un interesse tanto elevato da non poter passare inosservati, i grandi volumi di vendite vengono realizzati con tutti quei prodotti a cui spesso nessuno dà peso in fase di lancio ma che, a conti fatti, risultano spesso essere dei veri e propri best-seller.
Oltretutto, la fascia del mercato considerata media è ormai in realtà composta da tutta una serie di smartphone che a livello prestazionale, e a volte anche di specifiche tecniche, hanno davvero ben poco da invidiare ai fratelli maggiori. È ormai difficile trovare in questo segmento di mercato un dispositivo che non sia in grado di soddisfare tutti i bisogni degli utenti, anche dei più esigenti. Anzi, per via di una scheda tecnica di minor rilievo e di soluzioni che, se pur più che adeguate all’utilizzo quotidiano, permettono di risparmiare in potenza di calcolo e in consumo energetico, molto spesso questi terminali riescono, ad esempio, a garantire un’autonomia operativa anche superiore alla media.In questo breve articolo odierno vogliamo andare ad analizzare proprio una di queste soluzioni. Si tratta del nuovo Desire 626 di HTC; un dispositivo che ci ha piacevolmente stupito in quanto, pur non volendo strafare in nessuna delle sue caratteristiche, riesce ad essere completo, funzionale e polivalente come pochi altri smartphone sul mercato. Il tutto, come vedremo, ad un prezzo comunque accettabile.
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La rivoluzione forse più importante dei nuovi modelli passa per 3D Touch, il nuovo strato del display che attraverso sensori appositi è in grado di percepire le differenze di pressione del tocco offrendo due ulteriori modalità di interazione. Al tocco tradizionale a cui siamo abituati ormai dal 2007 con il primo iPhone, infatti, i nuovi modelli ne aggiungono due nuove tipologie chiamate peek e pop. Applicando una pressione maggiore, infatti, si accede a peek. Effettuando un peek è ad esempio possibile accedere ad un menu contestuale sulle applicazioni della Home, osservare un’anteprima di un’email o di una fotografia senza lasciare la schermata attuale in cui ci proviamo, e chissà quante altre cose verranno integrate sulle applicazioni di terze parti. Con un pop invece si conferma l’interazione. Si può passare dalla “anteprima peek” a quello specifico contenuto riproducendolo a pieno schermo quindi, riprendendo i due esempi di cui sopra, accedendo all’email o alla fotografia.
La prima interazione con la funzionalità non è delle migliori e nel nostro caso è servito qualche tentativo prima di riuscire a comprendere appieno come scatenare il pieno potenziale di 3D Touch. Una volta intuito come effettuare il peek, tutto risulta estremamente intuitivo anche nelle prove successive, per una funzionalità di certo non rivoluzionaria ma utile a risparmiare qualche secondo nell’uso delle funzionalità più usate quotidianamente. È chiaro che 3D Touch è corredato di API specifiche, con le quali gli sviluppatori integreranno la funzionalità all’interno delle applicazioni di terze parti. Sarà proprio lì che 3D Touch darà probabilmente il contributo più importante nell’esperienza d’uso del dispositivo. Al momento le applicazioni terze compatibili con la funzione non sono moltissime, e le modalità di interazione sempre parecchio “standard”. La feature è accompagnata tuttavia da alcuni compromessi sul piano delle caratteristiche hardware, con Apple che ha dovuto sacrificare un po’ di componenti per introdurla.
Peek e pop sono infatti accompagnati da un feedback tattile generato da un motore nuovo (e di dimensioni più importanti) che per essere implementato ha dovuto rosicchiare spazio alla batteria integrata. I nuovi iPhone 6S e iPhone 6S Plus hanno infatti una batteria meno performante dei predecessori: il modello da 4,7″ utilizza un’unità da 1715mAh, mentre la batteria della variante phablet si ferma a 2750 mAh. I modelli di generazione precedente, di contro, avevano batterie rispettivamente da 1810 e 2915 mAh. 3D Touch è anche il “colpevole” dell’aumento di peso dei nuovi iPhone: i grammi in più non sono dovuti infatti alla nuova lega metallica adottata ma allo strato aggiuntivo di sensori integrato nel display capace di rendere 3D Touch una realtà.
Sono state finalmente rinnovate le due fotocamere integrate, quest’anno basate su un sensore del tutto nuovo da 12 megapixel e con ampiezza di 1.22µm, più piccoli rispetto ad iPhone 6 e iPhone 6 Plus. Invariato l’obiettivo, ancora una volta con cinque lenti, la copertura in cristallo di zaffiro, l’apertura di diaframma fissa a f/2.2, ed anche il flash a doppio LED TrueTone è sostanzialmente identico a quello dei precedenti modelli. La stabilizzazione ottica delle immagini la abbiamo ancora una volta solo nel modello Plus da 5,5″, con la funzionalità per la prima volta attiva anche nella registrazione dei video. I nuovi iPhone riescono a registrare video fino alla risoluzione 4K ad un frame-rate massimo di 30 fps, mentre in Full HD e HD si arriva rispettivamente a 60 e 240 fps, con il supporto in quest’ultimo caso della modalità di slow motion.
- Batteria ASUS BU400V Ultrabook
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Nota dolente, i prezzi. In Italia veniamo accolti da un aumento consistente rispetto alla precedente generazione, che al lancio veniva offerta a partire da 729€ per il modello da 4,7 pollici. iPhone 6S e iPhone 6S Plus passano invece a 779€ con un aumento netto di 50€ sul prezzo dei predecessori e con la versione phablet che sfiora i 900€ nella sua versione base. I nuovi iPhone vengono proposti in tre tagli di storage diversi in cui quello base è ancora una volta da soli 16GB, pochi per chi ha esigenze che si discostano anche solo leggermente dalla massa. Apple è sostanzialmente l’unica a offrire un top di gamma con soli 16GB di storage integrato, che tra l’altro nel caso di iPhone non è espandibile se non con particolari accessori esterni. La versione al top della gamma, ovvero iPhone 6S Plus da 128GB, ha un prezzo di listino di 1.109€. Di certo non per tutte le tasche, ma Apple si è ritagliata ormai una consistente fetta di utenti fidelizzati; e non è poi nemmeno così rischioso scommettere che anche quest’anno, come tutti gli ultimi anni, gli iPhone saranno fra gli smartphone di maggiore successo della categoria.
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